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Cassazione: il badge può essere strumento di controllo a distanza

mansi news

27-03-2017

Cassazione: il badge può essere strumento di controllo a distanza

Il caso

Una società utilizzava badge con tecnologia RFID consistente in un chip RFID contenuto nel badge e in un lettore badge collegato per mezzo della rete “Ian” all’ufficio del personale. Tale sistema consentiva la trasmissione, mediante sistema on line, alla centrale operativa di “tutti i dati acquisiti tramite la lettura magnetica del badge del singolo lavoratore, riguardanti non solo l’orario di ingresso e di uscita, ma anche le sospensioni, i permessi, le pause”, così realizzando “in concreto, un controllo costante e a distanza circa l’osservanza da parte degli stessi” (dipendenti) “del loro obbligo di diligenza, sotto il profilo del rispetto dell’orario di lavoro”, rientrante nella fattispecie prevista dal secondo comma dell’art. 4 L. n.300/1970. Grazie all'analisi dei dati ottenuti mediante il descritto sistema provvedeva a licenziare disciplinarmente un dipendente

La questione veniva decisa nel 2011. Il Tribunale del Lavoro riteneva che il badge fosse uno strumento di controllo a distanza e non un mero rilevatore di presenza, tenuto anche conto che il sistema in oggetto consentiva di comparare immediatamente i dati di tutti i dipendenti, realizzando così un controllo continuo, permanente e globale. Pertanto, considerata l'inesistenza di accordo sindacale e/o autorizzazione amministrativa all'installazione dichiarava l'illegittimità del licenziamento. La Corte di appello conferma la sentenza di prime cure e la società decide di presentare ricorso per Cassazione evidenziando l'erroneità di aver ritenuto illegittimo il sistema di badge in uso.

La Corte di Cassazione

La Corte conferma che sia indubitabile che il controllo degli orari di ingresso e di uscita dei lavoratori non abbia nulla a che vedere con il controllo a distanza dell’attività di costoro, essendo piuttosto diretto a verificare la circostanza fondamentale della loro presenza o assenza dall’ufficio o luogo di lavoro. Tuttavia evidenzia che  la rilevazione dei dati di entrata ed uscita dall’azienda mediante un’apparecchiatura di controllo predisposta dal datore di lavoro (a vantaggio dei dipendenti, ma utilizzabile anche in funzione di controllo dell’osservanza dei doveri di diligenza nel rispetto dell’orario di lavoro e della correttezza dell’esecuzione della prestazione lavorativa) si risolve in un controllo sull’orario di lavoro e in un accertamento sul quantum della prestazione. Conclude confermando la correttezza dell'interpretazione della norma effettuata dal Giudice di merito.

Clicca qui sotto per scaricare la rponuncia in commento

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20170714/snciv@sL0@a2017@n17531@tS.clean.pdf

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