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Impignorabilità di stipendi e pensioni: i nuovi limiti nelle recenti modifiche al codice di procedura civile

mansi news

17-02-2016

Impignorabilità di stipendi e pensioni: i nuovi limiti nelle recenti modifiche al codice di procedura civile

La disciplina previgente

Come è noto nella disciplina previgente il pignoramento dello stipendio o della pensione con atto notificato direttamente al datore di lavoro o all’ente di previdenza al fine di soddisfare un proprio credito era ammesso nei limiti di un quinto dell’importo complessivo.

Vero è che la giurisprudenza da tempo aveva evidenziato come la misura del quinto dovesse considerarsi un limite teorico alla pignorabilità delle somme, prescrivendo comunque l'esigenza di garantire al debitore pignorato un minimo di sussistenza. Riferendosi alla misura dell'assegno sociale, nella sentenza della Cassazione civile n.18755/2013, il minimo vitale per la sopravvivenza dell’individuo era stato fissato a € 525,89 con conseguente pignorabilità delle sole somme eccedenti tale importo e nella misura di 1/5.

I nuovi limiti al pignoramento delle pensioni/indennità/assegni di quiescenza

Nel novellare l'art.545 c.p.c. il d.l. 27 giugno 2015 n. 83, convertito con modificazioni dalla l. 6 agosto 2015, n. 132 recepisce gli orientamenti della Cassazione. In particolare, nel nuovo sesto comma dell’art. 545 c.p.c., si affianca al limite del quinto un'ulteriore limite costituito dalla misura massima mensile dell'assegno sociale aumentato della metà. In altri termini, si prevede che le somme dovute a titolo di pensione indennità o assegno di quiescenza non possano essere pignorate sino a un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. Pertanto, solo l’eccedenza rispetto alla somma costituita della misura dell’assegno sociale + ½ sarà pignorabile e comunque nel rispetto del limite di 1/5. Esemplificando per il 2016 il pignoramento potrà riguardare solo l’eccedenza rispetto ad €760,00 e solo per 1/5 dell’importo dell'assegno pensionistico.

I nuovi limiti al pignoramento collegati ad accreditamenti di stipendi/pensioni sul conto corrente

Nel novellare l'art.545 c.p.c. si introducono inoltre ulteriori limiti al pignoramento di stipendi/indennità dovuti in relazione a un rapporto di lavoro pensioni/assegni di quiescenza, in considerazione della data di accredito accreditati sul conto corrente:

- se l’accredito in banca è avvenuto prima del pignoramento, le somme potranno essere pignorate solo per gli importi eccedenti il triplo della misura dell’assegno sociale;

- se l’accredito in banca ha una data uguale o posteriore rispetto a quella del pignoramento le somme potranno essere pignorate entro i limiti stabiliti dalla legge ovvero nella misura concessa dal giudice e, in ogni caso, mai oltre il quinto.

Secondo l'utimo comma del novellato art.545 c.p.c., la violazione dei descritti limiti comporterà la parziale inefficacia del pignoramento rilevabile anche d’ufficio dal giudice: il  pignoramento effettuato entro la soglia resta valido, ma per la parte eccedente si considererà come mai avvenuto con conseguente diritto del debitore di tornare nella disponibilità delle proprie somme. 

Coerentemente alle descritte novità,  si modificano altresì gli obblighi del terzo precisati nell'art.546 c.p.c.. Essi non operano nel caso di accredito sul conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio/pensione o altre indennità anteriore al pignoramento sino a un importo pari al triplo dell’assegno sociale; diversamente riprenderanno ad operare, qualora l’accredito abbia luogo alla data del pignoramento o successivamente.

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