X Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Accetto

Jobs act atto II - Reintegrazione in caso di licenziamento disciplinare per fatti privi di rilievo giuridico

mansi news

05-10-2015

Jobs act atto II - Reintegrazione in caso di licenziamento disciplinare per fatti privi di rilievo giuridico

Le considerazioni della Corte in tema di sanzioni per licenziamento illegittimo riguardano la disciplina dell’art.18, l.n.300/1970 novellato dalla legge n.92/2012 (legge Fornero) ma potrebbero trovare applicazione altresì per le tutele crescenti previste nel Jobs act atto II (d.lgs. n.23/2015) (Corte di Cassazione 13 ottobre 2015 n. 20540). 

La vicenda giunta innanzi alla Corte interessa un licenziamento intimato a seguito di una lettera di contestazione dell'illecito disciplinare fondata su quattro punti: 

1) la doglianza, formulata dalla dipendente presso il superiore diretto dell'amministratore delegato della società, di generici comportamenti scorretti di quest'ultimo, definito come "paranoico" e privo di "legame con la realtà", nonché l'imputazione allo stesso superiore di non correttezza e non rispetto dei valori aziendali e morali; 2) la mancata risposta al direttore finanziario, che la sollecitava ad esaminare la sua posizione, e la pretesa di discutere direttamente con l'amministratore delegato; 3) la segnalazione ad un dirigente della società dell'intenzione dell'amministratore delegato di passare alle dipendenze di altra società, fatto appreso mediante accesso diretto e non autorizzato alle informazioni personali del medesimo, 4) il rifiuto di restituzione del telefono portatile aziendale.

I fatti contestati nella lettera di contestazione disciplinare vengono considerati dalla Corte di Appello “o insussistenti (come il rifiuto di restituire l'apparecchio telefonico) oppure privi di rilievo giuridico perché espressivi di atteggiamenti semmai contrari alle regole della compostezza e degli usi mondani, siccome dettati da acredine per l'interruzione non consensuale di una relazione personale, e comunque non di tale rilievo da incidere negativamente sullo svolgimento dell'attività aziendale”.

La Corte di Cassazione 13 ottobre 2015 n. 20540 ritiene che la contestazione alla lavoratrice abbia riguardato un fatto sussistente ma privo del carattere di illiceità disciplinare e che pertanto debba essere assimilata a una contestazione di un fatto inesistente con conseguente applicazione della tutela reintegratoria rafforzata. “In altre parole la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla reintegrazione ai sensi dell'art.18, quarto comma (l.n.300/1970 così come novellato dalla legge n.92/2012)”.

Qualora l’interpretazione della Corte dovesse consolidarsi il licenziamento disciplinare irrogato a seguito di una contestazione per comportamenti la cui natura di inadempimento contrattuale non sia oggettivamente incontrovertibile esporrà le aziende al rischio di incorrere nella sanzione reintegratoria.

Made in Web Industry