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In Gazzetta la legge contro il capolarato: previsto nuovo reato

mansi news

14-11-2016

In Gazzetta la legge contro il capolarato: previsto nuovo reato

Già nel 2011 l'art. 12, d.l. 13 agosto 2011, n.138 convertito con modifiche l.n.148/2011 era stato introdotto nel Codice penale l'art.603 bis che prevedeva il reato di Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per "chiunque svolga una attività organizzata di intermediazione reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, approffittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori."

Con la nuova legge si riscrive il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro semplificandone la condotta tipica e punendo a prescindere da comportamenti violenti, minacciosi o intimidatori. Inoltre, si introduce una sanzionabilità anche per il datore di lavoro e non solo per il "caporale" intermediario. Gli stessi indici di sfruttamento dei lavoratori vengono modificati introducendo il pagamento di retribuzioni palesemente difformi da quanto previsto dai contratti collettivi territoriali stipulati dai sindacati nazionali maggiormente rappresentativi.

Il nuovo art.603 bis c.p. recita così:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque:
1) recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
2) utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l'attività di intermediazione di cui al numero 1), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
Costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni:
1) la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la reiterata violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

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