X Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Accetto

Responsabilità medica della struttura sanitaria in caso di interventi di medicina estetica: la rimozione del difetto rientra nel nucleo causale del contratto

mansi news

13-01-2016

Responsabilità medica della struttura sanitaria in caso di interventi di medicina estetica: la rimozione del difetto rientra nel nucleo causale del contratto

Il caso

Una giovane donna lamentava di essersi rivolta a una società di consulenza medica per valutare la possibilità di ricostruire il seno. Si sottoponeva dunque, presso una struttura sanitaria privata, a un primo intervento che non era soddisfacente e a un secondo intervento dagli esiti infausti che le provocava una destabilizzazione psicologica e la costringeva a mutare le proprie abitudini. Citava quindi in Tribunale la struttura sanitaria per ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti. La struttura sanitaria privata si costituiva chiedendo il rigetto della domanda attorea evidenziando che il medico che aveva effettuato l’intervento non lavorava alle sue dipendenze e che la struttura si era limitata a mettere a disposizione i locali e le attrezzature. In subordine, la struttura sanitaria chiedeva che il Giudice accertata la responsabilità del medico chirurgo manlevasse la struttura.

La decisione

Il Tribunale di Milano nell'affrontare la questione precisa i contenuti dell'onere della prova in tema di responsabilità civile nell’attività medico-chirurgica, ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e/o del medico per l’inesatto adempimento della prestazione sanitaria. In particolare evidenzia che il danneggiato debba fornire la prova del contratto (o del “contatto”) e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, secondo il criterio, ispirato alla regola della normalità causale, del “più probabile che non”; e chiarisce che a carico dell’obbligato (sia esso il sanitario o la struttura) debba essere addossata la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che gli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile (cfr. Cass. n. 975/2009). Il Tribunale dunque conclude ritenendo che il paziente abbia il solo onere di dedurre qualificate inadempienze astrattamente idonee a porsi come causa o concausa del danno addossando al convenuto l’onere di dimostrare che nessun rimprovero possa essergli mosso ovvero che l'eventuale inesatto adempimento non ha avuto alcuna incidenza causale nella produzione del danno (cfr. Cass., n. 15993/2011).

Nel caso di interventi di chirurgia estetica, il Tribunale da inoltre atto dell'esistenza di due opposti orientamenti che qualificano l'obbligazione del chirurgo estetico, rispettivamente, come obbligazione di risultato (cfr. Cass. n. 10014/1994) e come obbligazione di mezzi (Cass. n. 12253/1997) e, senza aderire in maniera esplicita ad alcuna delle prospettate ricostruzioni, osserva che, a prescindere dalla qualificazione dell’obbligazione in esame come di mezzi o di risultato, sia indubbio che chi si rivolge ad un chirurgo plastico lo fa per finalità spesso esclusivamente estetiche e, dunque, per rimuovere un difetto e per raggiungere un determinato risultato, e non per curare una malattia. Pertanto conclude che il risultato rappresentato dal miglioramento estetico entri a far parte del nucleo causale del contratto e ne determini la natura.

Nella fattispecie in esame, la consulenza tecnica di ufficio (CTU) svolta in giudizio riconosceva sia che l’intervento era stato caratterizzato da un'erronea pianificazione e da un errore di procedura chirurgica, in violazione dei canoni di prudenza, diligenza e perizia (presupposto della responsabilità nell’obbligazione di mezzi); sia che tale intervento aveva determinato un peggioramento del quadro clinico estetico con un conseguente mancato raggiungimento dell'obiettivo (presupposto dellla responsabilità nwelle obbligazioni di risultato).

Quanto alla responsabilità della struttura sanitaria, il Tribunale di Milano afferma che la casa di cura, con l’accettazione della paziente ai fini del ricovero per l’intervento programmato, ha concluso con la paziente un contratto atipico di spedalità e di assistenza sanitaria, da cui conseguono ampi obblighi anche di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze. Pertanto, secondo il Giudice la responsabilità della struttura sanitaria ha natura contrattuale si può fondarsi non solo sull’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico ex art. 1218 cod. civ. (ad esempio, in ragione della carente o inefficiente organizzazione relativa alle attrezzature o alla messa a disposizione di medicinali o del personale medico ausiliario e paramedico o alle prestazioni di carattere alberghiero); ma altresì sull'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta dal medico quale suo ausiliario necessario, pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato (cfr.art.1228 cod. civ. - cd. responsabilità per fatto dell'ausiliario). Aderendo a un orientamento giurisprudenziale consolidato il Tribunale ritiene sussista un collegamento tra la prestazione del medico e l'organizzazione della struttura senza che rilevi il fatto che il medico sia il professionista "di fiducia" scelto dal paziente stesso (cfr., Cass., n. 13953/2007 e n. 1620/2012).

Da ultimo quanto alla quantificazione dei danni, il Tribunale dispone che il danno biologico derivante dall’accertata responsabilità medica debba essere liquidato, in conformità a quanto previso dall’art. 3, co. 3, legge n. 189/2012 (c.d. legge Balduzzi), sulla base delle tabelle di cui agli artt. 138 e 139 del Codice delle assicurazioni. In contrasto con altre decisioni che utilizzando le Tabelle milanesi, il Tribunale di Milano applica quanto previsto dalla legge Balduzzi poiché i fatti oggetto di giudizio si erano già verificati al momento della sua entrata in vigore. Peraltro, al fine di risarcire integralmente il danno non patrimoniale sofferto dalla giovane paziente (25anni), il Tribunale procede alla c.d. personalizzazione del danno biologico in relazione a quei profili riconducibili al danno morale.

Clicca qui per scaricare la sentenza in commento 

http://www.quotidianogiuridico.it/~/media/Giuridico/2015/12/02/chirurgia-estetica-obbligazione-di-mezzi-o-di-risultato/milano29%20pdf.pdf

Made in Web Industry